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L'universo che sta sotto le parole
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Intervista a cura di Alfonsina Zanatta

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“Poesie rigorosamente in distici compiuti in sé, come piccoli nodi che generano solchi di approfondimento.
Nell’introduzione Massimo Sannelli scrive di depressioni e increspature, picchi e crolli, gonfiori e rughe: i versi si stemperano nello spazio e nel tempo in un rapporto costante dell’io con gli altri, dell’io con l’universo. Il costante lavoro sulla scrittura è evidente e notevole e giova alla compattezza di un discorso poetico che non è di compiacimento estetico.” (Anna Grazia D’Oria, L’Immaginazione n. 237, marzo 2008)

 

Caterina Camporesi
Solchi e Nodi

10,00 pp. 94 (Sia cosa che)
ISBN 978-88-95139-33-3

Finalista al Premio Accademia del Ceppo 2009
Selezionato al Premio Montano 2008
II classificato al Premio Fiera di Casalguidi 2008
III premio al Badia di San Savino 2008 *

Poetessa del mese in donnemondo

Il titolo di questa raccolta, osserva fra l’altro Massimo Sannelli nella Prefazione, evoca una poesia caratterizzata, da «depressioni e increspature, picchi e crolli, gonfiori e rughe»: in effetti la petrosa eppure vitale materia di questi “versi condensati” nelle pieghe dei luoghi attraversati e attraversanti la pelle e l’anima di Caterina Camporesi richiede una lettura in cui dare spazio al silenzio e a un ascolto meditativo che sappiano magari
sciogliere, o comunque accettare, i «nodi nel tempo».
C’è infatti una voce sofferta e forte, esigente e semplice, solidale proprio perché ferita; c’è una compattezza umile, motivata da una profonda ed empatica esperienza di vita, in questi distici accorpati (è proprio il caso di dirlo, per la loro fisicità peraltro sempre in tensione verso altro e oltre) in composizioni calibrate e icastiche.
Qui la realtà non è sorvolata, ma impressa in tatuaggi di senso che vanno al sodo, in parole necessarie: «brecce sfociate in sfocate sommosse / non compitano altri alfabeti // colpi d’accetta senza scampo sui corpi / non lasciano campi a quelli d’ascia // ad ogni istante sulla scena del mondo / risuona il colpo di grazia». Sì, la poesia ha senso se ci apre nuovi modi di indagare quello che siamo e la storia di cui pure siamo “pezzi unici” ma nel gioco tremendo e bellissimo di una umanità in cui «agitati silenzi gemono dialoghi / generosi di legami e fughe».

«Sin quando lessi Duende mi ritrovai a pensare che Caterina scrive musica, le sue parole sono come note musicali, sono una ricerca del sonoro, è indispensabile leggerle ad alta voce dando ad esse il tempo in battere e in levare. Parole ricercate, studiate con attenzione, credo impossibile siano sparse lì istintivamente. Una tal precisione che ogni poesia è musica e parole senza spartito, infatti, ad ogni lettore è lecito interpretare con il proprio timbro, modulando il testo a proprio piacimento senza lederne il significato.» (Nicoletta Verzicco 6-5-08)

* Ecco la nota critica della Giuria del premio Badia:

Per Caterina Camporesi, in Solchi e Nodi, raccoglie verità l'istante / che scheggia l'eterno. E dunque, nelle sue brevi composizioni di distici accorpati, non psicologismo, non fidi binari narrativi, ma repentina evocazione di oggetti nel segno della visività e della visionarietà. La poesia, divelto ogni indugio didascalico, scaglia la propria ambizione di assoluto nelle arcane corrispondenze fra mondo naturale e mondo umano, ritagliandone folgorazioni di senso in vertiginosi circuiti metaforici.

Caterina Camporesi è nata a Sogliano al Rubicone (FC) nel 1944 e vive tra Rimini, la Garfagnana e Roma. Svolge
l’attività di psicoterapeuta. Già condirettrice de «La Rocca poesia» e redattrice de «Le Voci della Luna», è socia
di Sinopia (www.sinopiaonlus.org) e collabora con riviste cartacee e on-line come «Fili d’aquilone». Ha pubblicato:
Poesie di una psicologa, Sulla porta del tempo, Agli strali del silenzio e Duende (Marsilio, Collana elleffe, Venezia, 2003). È presente con “La sorte risanata” nell’antologia La coda della Galassia (Fara, 2005) e altre sue poesie sono state inserite ne La linea del Sillaro (Campanotto, 2006).

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