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Beatrice Bittau
Sottoterra

€ 8,00 pp. 86 (Narrabilando 12)
ISBN 978 88 94903 07 2

«La città sprofonda in basso, i palazzi dai muri di vecchi mattoni si sbriciolano, diventano polvere. Le case, la scuola, la stazione, il ponte, sono immondizia in un bidone, cartacce che rotolano per strada, e io affondo i piedi in mezzo ad una palude.»
Scrive il giovane Antonini: «Serve coraggio per affrontare i problemi, serve forza. Il titolo racconta tutto: Sottoterra, sottoterra per sfuggire ai problemi, sottoterra per stare soli, sottoterra, lì dove vive la maggior parte dei cinesi del quartiere che si ritrovano a trascorrere il tempo in un laboratorio, sfruttati, diseredati dal rango di uomini. (…) Il buio si trova ovunque nel racconto. Anche sei ci sono scene all’aperto: l’ultima, ad esempio, è ambientata lungo il marciapiede “sento l’odore del sole e delle gocce di sudore bagnate”. Kai ha deciso (…)». Ma non vogliamo anticiparvi il finale di questa avvincente storia di formazione scritta in presa diretta e dal sapore salingeriano che ci fa conoscere da vicino una comunità, quella cinese, certo fortemente condizionata dal “lavoro” ma meno distante e forse anche meno chiusa (se ci apriamo noi per primi) di quel che si crede.

«Mi chiamo Beatrice, faccio parte della “Piccola Famiglia dell’Assunta” (www.piccolafamiglia.it), una specie di tribù che resiste nonostante che siamo nel 2017. Dove abito io ci sono almeno tredici bagni, sei cucine, e non saprei dire quante camere da letto; ci sono molti alberi e molte moltissime persone, almeno cento-centocinquanta. Ho trenta sorelle e quindici fratelli, in tutto abbiamo circa quaranta figli, quando facciamo festa riempiamo tre sale intere, questo succede, abbastanza spesso direi: ai nostri figli piace fare festa, ognuno ha un modo suo di farla. C’è chi non parla, ma sa ballare, c’è chi non vede, ma gli piace cantare, c’è chi cammina poco, chi non cammina per niente, chi si emoziona sempre, chi ama fare i dispetti, chi ruba dolci, chi scassina le macchine, chi fa cose più normali come stendere i panni. Dove abito io, arriva spesso qualcuno di nuovo, ad abitare con noi, e così finisce che la tua camera non è più la tua, traslochi e via, hai una camera nuova. Dove abito io ci sono tanti bambini, sono bambini diversi da tutti gli altri che, se anche crescono, non diventano mai grandi, perché c’è chi non vede, chi non sente, chi cammina poco e chi non cammina per niente. Dove abito io parliamo almeno tre lingue, ma potremo parlarne anche di più.»
Mail: bittaubs@gmail.com

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