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L'acqua scende a valle - Stefano Cammelli

Il libro

Diana e Orfeo

di Raffaele Ferrario

La prima volta

Attrazione: eco infantile
che risuona di presente
l’indispensabile scalpore
d’un respiro imprigionato
nel canestro del torace
suo giaciglio permanente
Attrazione di riposti ormoni
memoria cellulare
tela di colori
Quel non so che
di plastici tesori
Sei la prima
mormorata confessione

 

(da La Mezzanotte del Mondo)

Mi sarò chiesto, e non a me, innumerevoli volte se lo strato carnale del Mondo si fosse calato integralmente nel magma del mio essere. Ma ad ogni principio di ossigeno un’eclissi sprofondava l’aiuto nella vertigine. La sostanza rimasta appesa come un tessuto notturno s’infittiva di clamoroso mistero. Noi seppelliamo il nostro simile che muore, per tutelarci dalla sua presenza di morto, per difenderci dalle sue esalazioni bestiali. Noi seppelliamo per custodire la memoria dei cari, per rispettare l’universale terrore del cancello che separa i vivi dai morti. Con una potestà di slanci arrabbiati nel suffragio del dono, morire sotto il mormorìo acceso del canto: io volli oltrepassare la mortalità dell’immagine, per convergere, a polmoni fioriti, verso una vicenda di vita trascesa. E poi da un insieme lacerante di simboli e di pensieri gerarchici vedrete capovolgersi dal profondo la fibra dell’uomo e attecchire come sangue al colore dell’acqua l’avvento di un uomo completo: lo Spirito in seno al respiro di Terra. Da un seme dell’Universo dovrebbe germinare il caos, è vero. Ma alla tenebra sono stati concessi i germogli delle stelle, che possono coricarsi di giorno come i pittori. Vedo la trasfusione nel pallido, incestuoso Occidente dal grembo avvilito e ghigno notturno. Non ci fu regressione nell’occhio della civetta, ma un fiero travaglio di sospetti coarsi all’incessante suo batter di ciglio. Si prepara il mite riverbero di una campana di luce nella conca sepolcrale della tempesta. Che cos’ha da accelerare la giornata del forzato tecnologico, tanto inasprita da risucchiare la vera radice del bene, in una traccia gommosa di sangue. Chi siamo: fegatosi agli specchi e invisibili al dialogo. Passando sopra un marciapiede lordato non fu certo il sogno di un uomo pedinato dall’azzurro e dal verde delle foglie trovare la povertà, con occhi dentro un fruscìo, ingigantire la sommità dei colori. Un’escrescenza felice di bionda attrazione mi diceva: vendo frutti e vendo fiori, non ti confondere con tutti questi rumori. Io versai due strelle d’amore, riempiendo il viale con i miei polmoni invasori. E preda della terra nuda, come la fiamma tremula, mi svuotai ad ogni aratura, dando vita ad una fenice di embrioni. Atleticamente scalando l’erosione bucata porrete la pietra sulla quale accadere e operare. Per un’immensità di desideri: le nozze di una novità assoluta. Sarai vero innovatore se porterai a riva la promessa che il padre ti ha sempre gettato nel mare.

grafica Kaleidon © copyright fara editore